Giustizia penale internazionale

Giustizia penale internazionale

La creazione della giustizia penale internazionale

 

« Il carattere transnazionale dei crimini contro l’umanità nel corso della Seconda Guerra mondiale ha avuto la conseguenza, al termine dei conflitti, di creare delle giurisdizioni internazionali a Norimberga (accordo dell’8 agosto 1945) e poi a Tokyo (proclamazione del 19 gennaio 1946) incaricate di applicare un principio fondamentale, mai più smentito: è ricercata la responsabilità personale dei capi di Stato, dei membri di governo, dei parlamentari e dei capi militari. La fine della guerra fredda ha segnato il riavvio di questo processo, in particolare con le giurisdizioni internazionali per l’ex Iugoslavia ed il Ruanda e poi con la creazione della Corte penale internazionale, seppure con molte esitazioni, reticenze, se non ostilità, senza trascurare le difficoltà materiali.»

Pierre Truche
Juger les crimes contre l’humanité. 20 ans après le procès Barbie, Lione, ENS Éditions, 2009

Se apparentemente la definizione di crimine contro l’umanità e il giudizio dei criminali sono questioni di diritto, nella pratica fare giustizia per ripristinare la pace (ma allo stesso modo la storia) mette in evidenza le tensioni tra diritto e politica, perché la ricerca della verità, condizione necessaria per qualsiasi processo equo, è un esercizio pericoloso.

 

Le giurisdizioni « ad hoc »

 

All’inizio degli anni ’90 vengono create nuove giurisdizioni con competenze limitate ad un determinato conflitto. Si parla di giurisdizioni « ad hoc » perché destinate a scomparire al termine dei processi.

Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia
Nel 1991 le tensioni che fanno scoppiare la federazione iugoslava accendono una nuova guerra nel cuore dell’Europa. La Serbia conduce una politica di « pulizia etnica » in Bosnia e in Croazia. Vengono commessi dei crimini. Con la risoluzione 827 del 25 maggio 1993, il Consiglio di sicurezza dell’ONU crea il Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia allorché il conflitto non è ancora terminato. Insediato all’Aia (Paesi Bassi), il Tribunale giudica i responsabili di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità (compreso l’eventuale genocidio) commessi sul territorio della ex Iugoslavia dal 1991.

Tribunale penale internazionale per il Ruanda
All’inizio di aprile 1994 e per un centinaio di giorni vengono massacrate quasi un milione di persone in Ruanda, per il 90% di etnia Tutsi. L’8 novembre 1995 la risoluzione 955 del Consiglio di sicurezza crea, su modello del Tribunale per l’ex Iugoslavia, il Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Il Tribunale si insedia a Arusha (Tanzania) e giudica i responsabili del genocidio, e altri crimini contro l’umanità, commessi in Ruanda tra il 1° gennaio ed il 31 dicembre 1994, ed i cittadini ruandesi colpevoli di crimini della stessa natura commessi nel territorio di Stati vicini.

Le giurisdizioni internazionalizzate e le commissioni “Verità e riconciliazione”
Alla fine del 20° secolo altre giurisdizioni “ad hoc” sono state istituite per giudicare i responsabili di crimini contro l’umanità, commessi nel territorio della Sierra Leone (tribunale speciale per la Sierra Leone), la Cambogia (camere straordinarie per la Cambogia), il Timor orientale (raggruppamenti speciali per il Timor orientale), il Kosovo (camere 64).
Alcuni paesi hanno istituito delle commissioni “Verità e Riconciliazione” (Africa del Sud, Perù,…)

 

La Corte penale internazionale

 

L’11 aprile 2002, 60 Stati hanno ratificato il Trattato di Roma (1998) che istituisce ufficialmente la Corte penale internazionale (CPI), primo tribunale internazionale. Il Trattato è entrato in vigore il 1° luglio 2002.
e alla data del 1° giugno 2011 erano 115 gli Stati che l’avevano ratificato

A differenza dei tribunali penali “ad hoc”, con mandato limitato, la CPI ha competenza universale ed illimitata nel tempo (per fatti commessi a partire dal 2002). La Corte giudica gli autori di genocidi, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, ma è previsto che possa occuparsi anche di crimini di aggressione.

La ragion di Stato tradizionale e la volontà di moralizzare la vita pubblica in nome dei valori universali dell’umanità si affrontano apertamente e solo con la costante pressione della società civile potrà emergere veramente una giustizia internazionale.

 

Chi ha la competenza per giudicare gli autori di crimini contro l’umanità?

 

La Corte penale internazionale interviene secondo il principio di complementarità: si assume la competenza se gli Stati interessati non hanno la volontà politica o si trovano nell’incapacità (paese in rovina, disorganizzazione amministrativa, ecc.) di perseguire essi stessi gli autori dei crimini.

Gli Stati che sono parte alla Corte penale internazionale:
• se i crimini sono commessi nel loro territorio,
• se i crimini sono commessi da uno dei loro cittadini.

Gli Stati che hanno integrato nel diritto nazionale queste incriminazioni.
In tal caso sono competenti per:
• i crimini commessi nel loro territorio (competenza territoriale),
• i crimini commessi da loro cittadini o contro loro cittadini (competenza personale attiva o passiva).

Tende a svilupparsi un’altra competenza, la competenza universale che consente ad uno Stato di giudicare l’autore di un crimine contro l’umanità arrestato sul suo territorio. Una legge belga del 1993, modificata nel 1999 ed oggi abrogata, si spingeva ancora oltre poiché dava ai giudici belgi la competenza di giudicare qualsiasi criminale contro l’umanità in presenza di una denuncia sporta in Belgio, anche se la persona ricercata non era presente nel paese.

In applicazione di queste diverse possibilità, è abbastanza frequente che dei carnefici siano arrestati in un paese estraneo a quello in cui hanno commessi i crimini. È anche accaduto che siano stati portati dinanzi ad una giurisdizione straniera dei capi di Stato o di governo:
• Augusto Pinochet, arrestato a Londra nel 1998 su richiesta della giustizia spagnola;
• Hissène Habré, perseguito in Senegal nel febbraio 2000 per crimini commessi in Ciad sotto la sua presidenza (procedimento in corso).

Allo stato attuale del diritto internazionale, l’immunità diplomatica dei capi di Stato e di governo in carica è caduca solo dinanzi alle giurisdizioni penali internazionali.